Appuntamenti

Niente da segnalare

Notizie & Commenti

Contro l'attentato di Brindisi
Leggi tutto...

I CIE SONO INDEGNI DI UN PAESE CIVILE E DEMOCRATICO!
Leggi tutto...

Lettera a un'operaia che sta per perdere il posto di lavoro
Leggi tutto...

Sosteniamo Il Manifesto
Leggi tutto...

Scioglimento del Consiglio Comunale di Imperia
Leggi tutto...

Un altro porto è possibile... se la città cambia!
Leggi tutto...

Una politica di distruzione di massa
Leggi tutto...

Notizie dalla Val Susa
Leggi tutto...

Meno recenti...

Notizie da Twitter

In libreria

Quel che il futuro dirà di noi
Paolo Ferrero
Quel che il futuro dirà di noi
Idee per uscire dal capitalismo in crisi e dalla seconda Repubblica

180 pagine
12,00 euro
ISBN: 978-88-89969-94-6
Senza Democrazia
Alberto Burgio
Senza Democrazia
Per un'analisi della crisi

288 pagine
12,00 euro
ISBN: 978-88-89969-70-0
L'ora opportuna
Pasquale Indulgenza
L'ora opportuna
Canti del cerchio ermetico

80 pagine
12,00 euro
ISBN: 978-88-7842-914-7
La guardia è stanca
Geraldina Colotti
La guardia è stanca
poesie

112 pagine
13,50 euro
ISBN: 978-88-95449-89-0
Scritti (anche) politici
Marco Bernardini
Scritti (anche) politici
Raccolta di alcuni articoli pubblicati su questo sito

100 pagine
9,99 euro

Per saperne di più: recensioni e anteprime dei testi

domenica 01 agosto 2010 - 08:30

Anche Beppe Grillo chiede soldi allo Stato

Beppe Grillo - fonte: commons.wikimedia.org/wiki/File:Grillo-Viareggio3.jpg - autore: Elena Torre Nel blog della Federazione di Enna abbiamo trovato una interessante segnalazione che riportiamo integralmente.
Il movimento del comico aveva annunciato di voler rinunciare ai finanziamenti elettorali, invece ha fatto domanda alla Camera per ottenere 193mila euro per le Regionali in Emilia Romagna. Solo dopo essere stati scoperti giurano: un errore, rimedieremo

di Paolo Bracalini per ilgiornale.it del 27 luglio 2010
Roma – La cifra farebbe gola a chiunque, comprese le anime belle del Movimento cinque stelle, i grillini. Centonovantatremila e passa euro (193.258,87 euro), la somma spettante alla lista Grillo per il risultato alle regionali nella sola Emilia Romagna, dove il movimento del comico ha eletto ben due consiglieri con un formidabile 7% (161mila voti). Ebbene, i grillini li riscuoteranno quei pubblici denari, venendo così meno all’impegno preso contro la casta (da mandare a vaffa), oppure no? La risposta è un giallo in piena regola. Anche se l’unica certezza in proposito sembra essere la richiesta ufficiale di rimborso elettorale inviata all’Ufficio di presidenza della Camera il 5 marzo 2010, protocollata dalla segreteria di Montecitorio e firmata dal promotore della lista Grillo in Emilia Romagna, il neo consigliere Giovanni Favia.
Lo stesso grillino che lo scorso 20 aprile a Modena aveva dichiarato: «Noi abbiamo rinunciato ai rimborsi». Nel documento inviato a Fini, invece, Favia scrive che, in qualità di promotore della lista, «richiede l’erogazione del rimborso connesso alla consultazione elettorale in oggetto». E dunque?
La gaffe è stata scoperta dall’agenzia Dire, che ha fatto due riscontri e ha notato la contraddizione. La somma da versare sul conto corrente del Movimento cinque stelle è nero su bianco nelle tabelle allegate alla delibera sui rimborsi elettorali che l’ufficio di presidenza di Montecitorio proprio oggi è chiamato ad approvare (la scadenza per i pagamenti è il 31 luglio). E allora, i grillini emiliani avranno o no quel bonifico? Dopo che la voce si è diffusa, il Movimento Cinque stelle è corso ai ripari per spiegare l’accaduto. Nessun rimborso, solo «un errore materiale della Camera», così almeno sostengono i grillini. «Noi quei soldi non li vogliamo – ha spiegato Favia -. Ho appena chiamato la segreteria della presidenza della Camera e mi sono assicurato che dalla deliberazione sarà stralciata la parte relativa ai rimborsi per il Movimento dell’Emilia Romagna».
Sarà certamente vero, però una telefonata non basta per bloccare la procedura già avviata da marzo. A Montecitorio serve una richiesta scritta di rinuncia al rimborso, e infatti i grillini hanno dovuto mandare un fax con l’esplicita rinuncia, e solo a questo punto Montecitorio ha preso atto della decisione su quei 200mila euro.
Però i dubbi restano. Perché aspettare tanto tempo (e aspettare che lo scoprisse la stampa) per annullare la precedente richiesta di rimborso?
Anche qui i grillini hanno pronta una spiegazione: «La nostra non era una richiesta formale ma una semplice e mail dove non era nemmeno specificato un tesoriere del movimento né un numero di conto corrente. All’epoca non avevamo ancora stabilito con Beppe Grillo se rinunciare ai rimborsi o devolverli in beneficenza. Ho spedito la mail solo per evitare che quei soldi finissero nel calderone e se li spartissero gli altri partiti (ma non è così, semmai i soldi non riscossi rimangono nelle casse del Tesoro, non vanno agli altri partiti, ndr)». Il grillino emiliano dice di essersi mosso, all’epoca, di comune accordo coi grillini del Piemonte (altra regione dove Grillo ha fatto il boom). Però anche qui non tutto fila liscio. Perché la lista Grillo del Piemonte non è mai stata inserita nei soggetti beneficiari dei rimborsi della Camera, avendo inviato un formale rinuncia, cosa che i grillini dell’Emilia Romagna non hanno fatto. Quindi? Niente, «sono stati più bravi di noi», è la risposta di Favia.
Roma – La cifra farebbe gola a chiunque, comprese le anime belle del Movimento cinque stelle, i grillini. Centonovantatremila e passa euro (193.258,87 euro), la somma spettante alla lista Grillo per il risultato alle regionali nella sola Emilia Romagna, dove il movimento del comico ha eletto ben due consiglieri con un formidabile 7% (161mila voti). Ebbene, i grillini li riscuoteranno quei pubblici denari, venendo così meno all’impegno preso contro la casta (da mandare a vaffa), oppure no? La risposta è un giallo in piena regola. Anche se l’unica certezza in proposito sembra essere la richiesta ufficiale di rimborso elettorale inviata all’Ufficio di presidenza della Camera il 5 marzo 2010, protocollata dalla segreteria di Montecitorio e firmata dal promotore della lista Grillo in Emilia Romagna, il neo consigliere Giovanni Favia.
Lo stesso grillino che lo scorso 20 aprile a Modena aveva dichiarato: «Noi abbiamo rinunciato ai rimborsi». Nel documento inviato a Fini, invece, Favia scrive che, in qualità di promotore della lista, «richiede l’erogazione del rimborso connesso alla consultazione elettorale in oggetto». E dunque?
La gaffe è stata scoperta dall’agenzia Dire, che ha fatto due riscontri e ha notato la contraddizione. La somma da versare sul conto corrente del Movimento cinque stelle è nero su bianco nelle tabelle allegate alla delibera sui rimborsi elettorali che l’ufficio di presidenza di Montecitorio proprio oggi è chiamato ad approvare (la scadenza per i pagamenti è il 31 luglio). E allora, i grillini emiliani avranno o no quel bonifico? Dopo che la voce si è diffusa, il Movimento Cinque stelle è corso ai ripari per spiegare l’accaduto. Nessun rimborso, solo «un errore materiale della Camera», così almeno sostengono i grillini. «Noi quei soldi non li vogliamo – ha spiegato Favia -. Ho appena chiamato la segreteria della presidenza della Camera e mi sono assicurato che dalla deliberazione sarà stralciata la parte relativa ai rimborsi per il Movimento dell’Emilia Romagna».
Sarà certamente vero, però una telefonata non basta per bloccare la procedura già avviata da marzo. A Montecitorio serve una richiesta scritta di rinuncia al rimborso, e infatti i grillini hanno dovuto mandare un fax con l’esplicita rinuncia, e solo a questo punto Montecitorio ha preso atto della decisione su quei 200mila euro.Però i dubbi restano. Perché aspettare tanto tempo (e aspettare che lo scoprisse la stampa) per annullare la precedente richiesta di rimborso?
Anche qui i grillini hanno pronta una spiegazione: «La nostra non era una richiesta formale ma una semplice e mail dove non era nemmeno specificato un tesoriere del movimento né un numero di conto corrente. All’epoca non avevamo ancora stabilito con Beppe Grillo se rinunciare ai rimborsi o devolverli in beneficenza. Ho spedito la mail solo per evitare che quei soldi finissero nel calderone e se li spartissero gli altri partiti (ma non è così, semmai i soldi non riscossi rimangono nelle casse del Tesoro, non vanno agli altri partiti, ndr)». Il grillino emiliano dice di essersi mosso, all’epoca, di comune accordo coi grillini del Piemonte (altra regione dove Grillo ha fatto il boom). Però anche qui non tutto fila liscio. Perché la lista Grillo del Piemonte non è mai stata inserita nei soggetti beneficiari dei rimborsi della Camera, avendo inviato un formale rinuncia, cosa che i grillini dell’Emilia Romagna non hanno fatto. Quindi? Niente, «sono stati più bravi di noi», è la risposta di Favia.

Sarà, ma in molti hanno visto in quest’incidente burocratico (dalla strana tempistica) un pericoloso scivolone per la credibilità dei grillini come anti-Casta. Episodio che si innesta in un momento particolarmente turbolento dei grillini, con accuse di «vecchia politica» o addirittura di «voto di scambio» che volano tra le sedi del Movimento dalla Campania al Nord. Maretta anche per la scelta di Beppe Grillo di registrare a proprio nome (quindi unico titolare con diritto d’uso) il simbolo del Movimento. Molte promesse rischiano di volatilizzarsi.

Come quella che, se eletti, i neo consiglieri (come Favia) si sarebbero ridotti lo stipendio a 1300 euro. Li hanno abbassati di molto, è vero, ma fermandosi comunque a 2500 euro mensili, non 1300. Un rimborso da 200mila euro, dopo le battaglie a colpi di Vaffa contro i partiti, sarebbe stato un autogol clamoroso. Meno male che la stampa se n’è accorta prima che fossero incassati.


Fonte:
prcenna.wordpress.com/2010/07/27/anche-beppe-grillo-chiede-soldi-allo-stato-2/
La cosa ci fa tornare in mente un vecchio slogan pubblicitario: "Meditate, gente, meditate...".
Possiamo però aggiungere una considerazione sullo stipendio dei consiglieri regionali.
Chi ha un uliveto sa che un lavoratore a giornata prende 100 euro. Un consigliere che faccia seriamente il suo lavoro, anche se consiste, invece che sudare su e giù per le fasce, nello stare seduto ad una scrivania a documentarsi su tutto quanto accade nella regione, verificandone la costituzionalità, legittimità, moralità, ecc., in una regione delle dimensioni dell'Emilia Romagna non crediamo meriti un salario giornaliero inferiore di quello di un bracciante, perché le ore di lavoro necessarie sicuramente sono molte di più.
Quindi i 2500 euro mensili, pari a 25 giornate in campagna, non sono poi una cifra esorbitante.
Fare il consigliere per una cifra inferiore significherebbe farlo male, perché per tirare avanti dovrebbe avere un secondo lavoro che non consentirebbe un impegno a tempo pieno sui compiti istituzionali (oppure potrebbe mettersi a richiedere tangenti, come pare essere dato per scontato da chi chiede che i rappresentanti dei cittadini lavorino gratis).
Naturalmente tutto questo è valido solo se il consigliere non vede il suo ruolo esclusivamente come rappresentativo della sua bella faccia, ma lavora con coscienza e responsabilità.
La Segreteria del Circolo Dianese
Vedi anche:
Contro il culto della personalità
Movimenti e sentimenti


Licenza Creative Commons
Questa pagina è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons.
Questa pagina è stata richiesta domenica 20 maggio 2012 alle 16:52:03
Privacy

Partito della Rifondazione Comunista - partita I.V.A. 91015120081
Dichiarazione ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n. 62:
"Questo sito non è un "prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare".
Gli aggiornamenti sono effettuati senza scadenze predeterminate o regolari e consistono in
migliorie/approfondimenti a quanto già pubblicato senza rinnovare completamente i contenuti precedenti."

Ultimo aggiornamento del testo principale: venerdì 03 settembre 2010 - 18:32:29

Pagina generata in 0,0049 secondi.

Il tuo indirizzo IP è 38.107.179.213