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Marco Bernardini
Scritti (anche) politici
Raccolta di alcuni articoli pubblicati su questo sito
100 pagine
9,99 euro
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Ancora morti per la guerra in Afghanistan
Dal sito del Circolo "Ludovico Geymonat" di Genova - Centro storico riportiamo questo articolo postato il 30 luglio 2010.MA GLIENE IMPORTA QUALCOSA A QUALCUNO?
Ricordate i primi soldati italiani morti in missione "di pace" all'estero, a Nassirya nel 2003? Funerali di stato, altare della patria, corazzieri a cavallo, pagine e pagine sui giornali, diretta sul rimpatrio delle salme e sui funerali.
A sette anni di distanza, morire (ed ammazzare) all´estero, in questo caso in Afghanistan, è diventato del tutto normale: scorrendo i giornali italiani on line si scopre che solo su Avvenire, il Mattino, il Messaggero l´uccisione di due soldati italiani è la prima notizia.
È al secondo posto sul Corriere della sera, al terzo sul Resto del carlino - La Nazione - L'Unità - Repubblica - Libero; al Quarto su Il foglio (al terzo posto la biografia di Angelina Jolie); sulla Stampa (con Marchionne al posto di Angelina Jolie) su Roma (preceduto dal calendario del campionato di calcio).
Al settimo posto sul Secolo XIX (al primo posto pettegolezzi su Katharina Mathas) e sul Il fatto quotidiano; al dodicesimo su Il Gazzettino. Non compare su Europa, Italia oggi, Il Trentino, L´osservatore romano (che però riferisce la dichiarazione di Obama: nonostante la fuga di notizie la strategia americana in Afghanistan non cambierà).
Sul Giornale e sul Manifesto (eh, sì) compare in prima pagina, ma di lato, piccolo: l´onore della foto è per Berlusconi e Fini.
La vergognosa violazione del principio del ripudio della guerra ha causato innumerevoli morti (chi ha contato gli afgani e gli iracheni ammazzati?), dilapidato risorse finanziarie che sarebbero state più utili destinate ad altro, addormentato le coscienze. Era già agghiacciante che non importasse nulla dei morti iracheni e afgani. Ora nemmeno i soldati italiani fanno più notizia.
Norma Bertullacelli - Rete contro G8 Genova
Fonte:
www.prcentrostorico.altervista.org/joomla/index.php/articoli/372-ancora-morti-per-la-guerra-in-afghanistan.html
In questo continuo rincorrersi tra media che cercano il consenso (e quindi le vendite) e utenti che sono stati indottrinati ad interessarsi unicamente al gossip la vera vittima non è il soldato, o il civile, che muore in Afghanistan, e neppure l'operaio che precipita da un'impalcatura o viene maciullato da una pressa: chi muore veramente è il senso di responsabilità civile.
Lo possiamo anche vedere in caso di incidenti aerei o disastri ferroviari: se tra le centinaia di vittime non vi è alcun italiano la notizia viene presto accantonata. Crediamo invece che ai morti sia dovuto lo stesso rispetto: chi è morto non ha più nazione, razza o religione.
Immagine di Darren Tunnicliff
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