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Marco Bernardini
Scritti (anche) politici
Raccolta di alcuni articoli pubblicati su questo sito
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Per saperne di più: recensioni e anteprime dei testi
Alluvioni, ma Matteoli vuole altri porticcioli
Su Liberazione del 6 ottobre scorso il nostro Deputato regionale Marco Nesci ha pubblicato questo articolo, che riteniamo importante portare all'attenzione dei nostri lettori.Dopo l’allerta meteo, segnalata dalla Regione Liguria con 24 ore di anticipo, verso sera arriva un vero e proprio bollettino di guerra. Frane, smottamenti, esondazioni, allagamenti, mareggiate e tutto il corollario dei veri e propri nubifragi: 300 mm di pioggia in poco più di tre ore. La tempesta si è poi spostata verso la Toscana, e anche qui disastri terribili e purtroppo anche 3 morti in un sottopasso allagato a Prato.
Ogni volta che piove con una forte intensità questo Paese va sott’acqua e poi viene sepolto dal fango, crollano pareti rocciose, franano larghi strati di colline, esondano torrenti. Fatalità? Finiamola con questa scusa idiota e truffaldina. Quello che succede ha responsabilità precise, mandanti politici che favoriscono gli affari speculativi, spesso in mano alla criminalità organizzata. Proprio nelle stesse ore in cui diluviava sulla Liguria, il ministro Matteoli, dal salone nautico di Genova dichiarava, con grande tempismo, che per rilanciare il settore cantieristico e delle imbarcazioni bisogna aumentare i porticcioli turistici e smetterla con tutti gli orpelli legislativi utilizzati da certa sinistra di sinistra per impedire lo sviluppo.
Spero che le dichiarazioni del ministro vengano soppesate dalla magistratura savonese che a poche ore dalla catastrofe ha aperto un’inchiesta per valutare eventuali negligenze e violazioni delle norme sui vincoli idrogeologici. In Liguria, nonostante la quasi isolata opposizione del Prc, in pochi anni si è passati da 12000 posti barca a 24000: una cementificazione selvaggia della costa, che impedisce un normale deflusso delle acque dei torrenti in mare. Le colline sono state asfaltate in lungo e in largo e le famose “creuze” di mare, vale a dire le viuzze di mattonato e terriccio, quelle di cui parlava De Andrè, un tempo drenaggio sicuro dell’acqua che scendeva a valle, lisciate dall’asfalto, moltiplicano i torrenti che scendono a valle. Nel 1970 la grande alluvione genovese fu causata da 800 mm di pioggia. Oggi, per causare un disastro ne bastano 300. No, non si tratta di fatalità e di eventi meteorologici eccezionali, si tratta di sbancamento del territorio, di sacrificio “rituale” del paesaggio e dell’ambiente, sull’altare del dio denaro.
Nelle prossime ore Bertolaso sarà a Cogoleto, comune della periferia genovese, zona colpita dal nubifragio.
Era una visita già programmata da tempo. Doveva accertare perché da dieci anni e più non si è ancora realizzata la bonifica di un pezzo di costa inquinata nello strato profondo del terreno da “cromo tetraesavalente”, rifiuto tossico di una lavorazione industriale ad altissima concentrazione cancerogena. Adesso, per qualche giorno, diverranno tutti ambientalisti, scoprendo le magagne di un assetto idrogeologico violentato e i pericoli generati dall’inesistente manutenzione dei rivi e dei continui disboscamenti. Poi, passata la tempesta mediatica, di nuovo via libera ai grandi progetti, terzo valico e gronda autostradale in Liguria, Tav nella Val Susa in Piemonte, Variante di Valico e autostrada Rosignano – Civitavecchia in Toscana e Lazio, Ponte sullo stretto in Calabria e Sicilia: è la modernità signori! Poi, dopo i disastri, c’è sempre un’ emergenza sanitaria, ma guarda caso sono appena iniziati, anche nelle zone colpite, la riduzione dei servizi e i tagli dei posti letto, in nome e per conto della politica che pretende di ridurre gli investimenti sociali per foraggiare speculazioni e ruberie.
Continua a piovere sul bagnato, governo ladro. Ma a maggior ragione continuiamo a batterci. Il 16 ottobre andremo in piazza anche per questo.
Nella riunione del Consiglio Comunale di Diano San Pietro dello scorso 5 ottobre il consigliere di minoranza Dott. Francesco Ugo ha chiesto all'Amministrazione di intraprendere i passi necessari presso gli enti competenti affinché venga effettuata la pulizia del torrente San Pietro.
Riteniamo, a nostro avviso, che questo non sia sufficiente: il bacino del torrente San Pietro attravera il territorio di quattro comuni (Diano Arentino, Diano San Pietro, Diano Castello e Diano Marina), quindi la pulitura di un solo tratto non è sufficiente a garantirne l'innocuità, come ben ricorda chi, nel dianese, ebbe depositi e attrezzature spazzate via dalle alluvioni del 2 marzo 1985, del 1992, del 30 settembre 1998 o del 6 novembre 2000[1]. Quello che serve, per garantire la sicurezza di un torrente, è un intervento organico ed omogeneo, dalle sorgenti alla foce, esteso anche ai principali affluenti, cioè a tutto il suo bacino.
La legge 183/1989[2] ha istituito le Autorità di bacino, organismi misti aventi lo scopo di superare le frammentazioni istituzionali che non consentono una pianificazione unitaria e integrata, individuando il bacino idrografico come “l’unità fisica inscindibile” su cui operare con azioni finalizzate alla tutela, difesa e valorizzazione delle risorse esistenti.
I bacini dei torrenti del Dianese non si possono certo ritenere "di rilievo" come il Po o altri grandi fiumi italiani, però una precipitazione media di 300 mm di pioggia sul comprensorio crea un volume d'acqua di circa 15 milioni di metri cubi[3]: non crediamo che gli abitanti della costa sarebbero felici di vedersi transitare tutta quest'acqua attraverso cantine, garage e piani terra!
Il nostro suggerimento, per quanto riguarda il problema dei nostri modesti bacini idrici, è quello di creare una sorta di "supervisore" intercomunale, che si prenda la briga di controllare periodicamente lo stato dei nove corsi d'acqua[4] presenti sul territorio e, qualora sia il caso, di tempestare di telefonate l'Assessorato all'Ambiente in Provincia fino a quando non si muove qualcosa. Naturalmente senza la necessità di formare una S.p.A. e relativo Consiglio di Amministrazione: siamo certi che chiunque, a fronte dei danni che potrebbe subire da un'alluvione, sia disposto a donare volontariamente alla collettività qualche ora di lavoro al mese, visto che la sorveglianza dei nostri corti torrenti non ne richiederebbe di più. Anche se la normativa non prevede questo compito specifico crediamo che in Provincia non se ne avrebbero a male se qualcuno li aiutasse a tenere d'occhio la situazione.
Cogliamo anche l'occasione per ricordare che il Piano di Bacino dell'Ambito n° 7 Dianese, approvato con D.C.P. n. 8 del 30/01/2003, al capitolo 4 relativo alle linee della pianificazione riporta testualmente:
Nell’ambito dei suddetti interventi ve ne sono alcuni che a causa dell’elevata pericolosità associata alla presenza di notevoli infrastrutture ed all’entità delle portate d’acqua esondate, assumono particolare rilevanza.Vorremmo ora sapere perché chi ha amministrato Diano Marina negli ultimi 7 anni non ha mai ritenuto opportuno procedere a interventi che furono a loro tempo definiti di priorità immediata, ma anzi si è reso complice di un restringimento dello sbocco del torrente San Pietro.
In particolare gli interventi di sistemazione idraulica del tratto terminale del t. S. Pietro rientrano in tale categoria di opere aventi pertanto priorità immediata.
In tale tratto gli interventi previsti sono del tipo IC e IB: si tratta sostanzialmente di demolire e ricostruire i due ponti di via Kennedy e di zona Paradiso , allargando al contempo la sezione di deflusso ed eliminando le attuali pile in alveo. Allo stesso tempo si dovrà allargare la sezione di deflusso al di sotto del ponte ferroviario eliminando le attuali strutture interferenti con il corretto deflusso delle portate di piena e realizzare delle arginature in sponda destra nel tratto a valle del ponte ferroviario. In sponda sinistra risulta necessario sopraelevare l’attuale arginatura mentre tutto il tratto dal ponte FFSS fino alla foce dovrà essere rimodellato mediante asportazione del materiale d’alveo eccedente ed allargamento della sezione libera di deflusso.
Il costo complessivo di tale intervento per il quale è presente un progetto preliminare per conto del Comune di Diano Marina, ammonta a lire 1.030.000 Euro.
Altro intervento dotato di priorità immediata di attuazione riguarda l’eliminazione delle criticità idrauliche del tratto terminale del t. Varcavello. In tale tratto è prevista la demolizione di tutti i ponti stradali interferenti con l’alveo e la loro ricostruzione con una sezione di deflusso sottesa di larghezza superiore all’attuale (allargamento medio pari a circa il 30%-40% in più rispetto all’attuale).
In alcuni casi come per esempio per il ponte ferroviario, tale demolizione e ricostruzione risulta problematica e di difficile attuazione; in tali casi si prevede la realizzazione di una nuova luce laterale in grado di raddoppiare la sezione di deflusso attuale. In tutto il tratto dal ponte ferroviario fino al ponte a monte del cimitero è prevista una sistemazione delle arginature che verrà attuata mediante demolizione di una delle due sponde (o di entrambe qualora possibile) e ricostruzione dell’arginatura su di un tracciato che preveda un allargamento della sezione d’alveo ed un sopralzo della quota di coronamento.
Il costo totale dell’intervento è di circa 2.060.000 Euro per la ricostruzione dei ponti e di circa 6.200.000 Euro per la realizzazione delle arginature.
L'Amministrazione di Diano Marina è stata fortunata che in tutto questo tempo non vi sono state precipitazioni tali da non riuscire a defluire, però crediamo che la fortuna non possa fare parte di un programma elettorale.
Il denaro speso in fuochi d'artificio, eventi estivi di dubbio valore culturale e varie altre inutilità dal 2003 ad oggi, per non parlare come al solito della GM, avrebbe contribuito in maniera significativa ad eliminare la situazione di pericolo individuata dal Piano di Bacino. Ma forse andare a piangere in TV per le "tragiche fatalità" è più redditizio.
Già nel 2003 il Piano di Bacino, al cap. 3, intitolato "Problematiche e criticità del bacino", individuava i principali fattori di degrado in:
• mancanza di una adeguata pulizia degli alvei con rimozione della vegetazione arbustiva ripariale e risagomatura del fondo alveo;
• mancanza di una adeguata manutenzione delle strutture d’argine dei corsi d’acqua;
• presenza in alveo di strutture artificiali occludenti o parzializzanti le sezioni libere di deflusso.
Ci rammarica notare che, dopo sette anni, l'elencazione di questi fattori si possa fare con un semplice "copia&incolla".
Immagine da www.marconesci.it
1 Quattro alluvioni nel giro di 15 anni iniziano a perdere il carattere di "eccezionalità".
2 Dal titolo "Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo", approvata dal Governo Andreotti VI, il cui ministro dell'Ambiente era Giorgio Ruffolo, in seguito modificata dal D.Lgs. 152/2006 del Governo Berlusconi II, con buona pace di chi, disinformato e aizzato da chissà chi, attribuisce la colpa del protezionismo fluviale ai verdi e, naturalmente, ai comunisti.
3 Paragonabile a quello dell'onda della catastrofe del Vajont
4 Rio Gorleri, Rio Varcavello, Torrente San Pietro, Rio Pineta, Rio Rodino, Rio Madonna, Torrente Cervo, Rio Bondai, Rio Schenassi, come elencati nella Relazione di Piano di Bacino dell'Ambito n° 7 Dianese
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Ultimo aggiornamento del testo principale: martedì 12 ottobre 2010 - 00:17:54
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