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In libreria

Paolo Ferrero
Quel che il futuro dirà di noi
Idee per uscire dal capitalismo in crisi e dalla seconda Repubblica
180 pagine
12,00 euro
ISBN: 978-88-89969-94-6

Alberto Burgio
Senza Democrazia
Per un'analisi della crisi
288 pagine
12,00 euro
ISBN: 978-88-89969-70-0

Pasquale Indulgenza
L'ora opportuna
Canti del cerchio ermetico
80 pagine
12,00 euro
ISBN: 978-88-7842-914-7

Marco Bernardini
Scritti (anche) politici
Raccolta di alcuni articoli pubblicati su questo sito
100 pagine
9,99 euro
Per saperne di più: recensioni e anteprime dei testi
L'acqua è un bene di tutti
In occasione della raccolta firme per i referendum contro la privatizzazione dell'acqua abbiamo realizzato, in collaborazione con la Federazione di Imperia, un lungo e dettagliato opuscolo illustrativo destinato a chiarire l'argomento meglio dei soliti sparuti volantini: riteniamo sia utile renderne il testo disponibile anche a chi non si è presentato a firmare ai nostri banchetti.Ricordiamo che perché i referendum abbiano validità è necessario che almeno la metà più uno degli aventi diritto al voto si rechi alle urne: contiamo quindi sul senso civico di tutti quanti hanno firmato, e sono veramente numerosi, affinché si impegnino per stimolare la sensibilità di tutti.
Il problema dell'acqua non è una questione ideologica ma, soprattutto, una questione che riguarda tutta la società civile: non a caso l'arco dei promotori spazia, in ordine alfabetico, dalle ACLI al WWF.
Il testo seguente riguarda in particolar modo la realtà odierna del Ponente Ligure, ma chi volesse "riciclarne" delle parti può facilmente adattarlo alla sua zona: il documento è rilasciato sotto licenza Creative Commons BY-SA e può essere riprodotto, modificato e rilasciato con la medesima licenza semplificemente citando l'autore, in questo caso "Partito della Rifondazione Comunista - Federazione di Imperia".
I PROMOTORI DEI REFERENDUM
I tre referendum sull'acqua sono promossi dal Forum Italiano dei movimenti per l'acqua, che raggruppa oltre 250 organizzazioni, associazioni e gruppi. Il nostro partito, insieme ad altri partiti, fa parte del Comitato di Sostegno nazionale all'iniziativa. La lista completa e aggiornata di tutti i gruppi costituenti il Forum è disponibile su Internet all'indirizzo www.acquabenecomune.org.I QUESITI REFERENDARI
I quesiti, nella formulazione tecnica depositata alla Corte di Cassazione[1], sono stati preparati da sei docenti universitari di diritto[2]. Il testo integrale delle leggi citate nei quesiti, che per brevità non riporteremo integralmente, si trova a questi indirizzi:www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/06152dl.htm
www.camera.it/parlam/leggi/08133L.htm
PRIMO QUESITO:
«Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n. 99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166?»
Significa “fermare la privatizzazione dell’acqua”È l’ultima normativa in materia approvata dal Governo Berlusconi. Stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%.
Con questa norma si vogliono mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 ATO[3] su 92 che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Queste ultime, infatti, cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%. La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali, per poter mantenere l’affidamento del servizio, dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro il giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015.
Abrogare questa norma significa contrastare l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese.
SECONDO QUESITO:
«Volete voi che sia abrogato l’art. 150 (Scelta della forma di gestione e procedure di affidamento) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, come modificato dall’art. 2, comma 13 del decreto legislativo n. 4 del 16 gennaio 2008?»
Significa “aprire la strada della ripubblicizzazione”L’articolo del quale si propone l'abrogazione definisce come uniche modalità di affidamento del servizio idrico la gara o la gestione attraverso Società per Azioni a capitale misto pubblico privato o a capitale interamente pubblico.
L’abrogazione di questo articolo non consentirebbe più il ricorso né alla gara, né all’affidamento della gestione a società di capitali, favorendo il percorso verso l’obiettivo della ripubblicizzazione del servizio idrico, ovvero la sua gestione attraverso enti di diritto pubblico con la partecipazione dei cittadini e delle comunità locali.
Darebbe inoltre ancor più forza a tutte le rivendicazioni per la ripubblicizzazione in corso in quei territori che già da tempo hanno visto il proprio servizio idrico affidato a privati o a società a capitale misto.
TERZO QUESITO:
«Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?»
Significa “eliminare i profitti dal bene comune acqua”.Poche parole, ma di grande rilevanza simbolica e di immediata concretezza, perché la parte di normativa che si chiede di abrogare è quella che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.
Abrogando questa parte dell’articolo sulla norma tariffaria si eliminerebbe il “cavallo di Troia” che ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici, avviando l’espropriazione alle popolazioni di un bene comune e di un diritto umano universale.
LE PECULIARITÀ DEL SISTEMA IDRICO
Chi è convinto che la privatizzazione favorisca «la più ampia diffusione dei principi di concorrenza», come dice l'art. 23-bis del quale si chiede l'abrogazione, dovrebbe riflettere molto attentamente.Prima di tutto il numero di sorgenti adatte all'uso potabile non è infinito, ma, anzi, abbastanza limitato, altrimenti da noi, per esempio, non sarebbe stato necessario costruire l'acquedotto del Roja per alimentare il Ponente Ligure: non basta essere un abile imprenditore per poter disporre di acqua da vendere, se questa non esiste sul territorio.
Nessuna impresa si accollerà mai l'onere di realizzare una nuova rete idrica indipendente per entrare in concorrenza con il primo fornitore, perché questo comporterebbe costi enormi, totalmente non remunerativi.
Di fatto l'approvvigionamento idrico è un monopolio, cioè l'esatto opposto del tanto esaltato libero mercato, ed essendo l'acqua potabile un bene primario e irrinunciabile gli utenti saranno costretti a pagare per essa qualsiasi prezzo venga imposto dal proprietario dell'acqua.
E nell'economia attuale lo scopo primario di un imprenditore non è quello di offrire al mercato un prodotto, ma piuttosto quello di realizzare il maggior profitto possibile.
Se il prezzo dell'acqua venisse in qualche modo “controllato” dalla Pubblica Amministrazione, come alcuni sono stati indotti a credere, l'imprenditore proprietario dell'acqua e della rete di distribuzione non troverebbe altra strada, per ottenere il suo profitto, che quella di tagliare i costi relativi alla manutenzione degli impianti.
Conoscendo le condizioni nelle quali versano le nostre tubazioni, molto spesso vecchie di decine d'anni, una manutenzione ridotta provocherebbe disservizi continui[4].
Inoltre, mentre gli operai dei nostri Comuni che si occupano degli acquedotti hanno una perfetta conoscenza di impianti e territorio, senza contare la rapidità di intervento derivante dal fatto di essere già sul posto, l'affidamento di questi lavori a imprese che devono far intervenire il personale da sedi centralizzate spesso lontane inciderà in modo negativo sulla qualità del servizio.
DOVE FINIRANNO I SOLDI DELL'ACQUA?
Le norme delle quali si chiede l'abrogazione permettono a qualsiasi imprenditore di divenire proprietario di un acquedotto. Ciò significa che sia i tubi che arrivano a casa nostra che quanto esce dal rubinetto potrebbero persino diventare di proprietà di un'azienda cinese[5] o, peggio, di un'azienda controllata da mafia, camorra o 'ndrangheta.La «adeguatezza della remunerazione del capitale investito», frase della quale si chiede l'abrogazione con il terzo quesito, garantisce che il 7% del capitale investito (e nel caso di un acquedotto il capitale si valuta in centinaia di migliaia, se non milioni, di euro) vada all'imprenditore, senza la necessità di reinvestire questa somma in miglioramenti degli impianti. Sappiamo in quali condizioni si trovano le finanze delle Amministrazioni locali e, con molta sincerità, preferiremmo che queste somme rimanessero nelle loro casse anziché partire per altri lidi.
COLPITI ANCHE I NOSTRI PICCOLI IMPRENDITORI
La nostra lotta, in questo momento, è anche a fianco dei piccoli imprenditori del nostro territorio: operatori turistici, florovivaisti, agricoltori.Un aumento dei costi dell'acqua avrebbe ricadute molto negative sulla nostra economia: maggiori costi si dovrebbero tradurre in maggiori prezzi per la loro clientela, e quindi in minore concorrenzialità e competitività su un mercato già pesantemente in crisi.
Dal punto di vista occupazionale questo significherebbe la perdita di posti di lavoro, non solo tra i dipendenti ma spesso anche nelle imprese a conduzione familiare, e quindi un maggior numero di famiglie costrette ad “arrangiarsi” per tirare avanti, innescando così una spirale di crisi dell'economia locale.
PERCHÉ PUBBLICO È MEGLIO CHE PRIVATO?
L'acqua deve rimanere un bene pubblico, cioè un bene di tutti i cittadini, e non qualcosa che un qualsiasi soggetto privato può decidere di cedere solo a chi vuole, quando vuole ed ai prezzi che vuole.Il controllo esercitato dagli elettori sulle Pubbliche Amministrazioni e sulle autonomie locali è la garanzia che, se qualcosa non funziona, è possibile mandare a casa il responsabile: questo, nel caso di imprese private, non sarebbe possibile.
COME EVITARE CHE L'ACQUA FINISCA NELLE MANI SBAGLIATE?
Firmare la richiesta di referendum è importante, ma non è tutto: quello che veramente conta è che il prossimo anno, quando si andrà alle urne, oltre la metà degli elettori italiani si esprima per raggiungere il quorum necessario alla validità della consultazione referendaria.L'istituto del referendum è un momento autenticamente democratico nel quale il cittadino può far valere la propria opinione: per questo contiamo su tutto il corpo elettorale perché la partecipazione, vista l'importanza della posta in gioco, sia massiccia.
Immagine di Michael Melgar
1 Il testo che verrà poi stampato sulla scheda del referendum e che è riportato in testa ai moduli per la raccolta firme.
2 Gaetano Azzariti, ordinario di diritto costituzionale Università di Roma La Sapienza; Gianni Ferrara, emerito di diritto costituzionale Università di Roma La Sapienza; Alberto Lucarelli, ordinario di diritto pubblico Università di Napoli Federico II; Ugo Mattei, ordinario di diritto civile Università di Torino; Luca Nivarra, ordinario di diritto civile Università di Palermo; Stefano Rodotà, emerito di diritto civile Università di Roma La Sapienza.
3 Ambito Territoriale Ottimale: avrebbe lo scopo di garantire un ottimale approvvigionamento d'acqua potabile, privilegiando la qualità ma anche salvaguardando le risorse idriche nel rispetto dell'ambiente e tutelando il consumatore.
4 La Provincia di Imperia, nell'estensione del Piano Territoriale di Coordinamento, riportò una tabella con il confronto tra la quantità di acqua immessa negli acquedotti e quella arrivata ai contatori - www.provincia.imperia.it/ptc/files/16_E_Risorsa_acqua.pdf a pag. 10 - ed il quadro era desolante: nel 1991 a San Bartolomeo al Mare oltre il 60% dell'acqua veniva sprecata.
5 Il titolo del D.L. 135/2009 parla espressamente di “internazionalizzazione delle imprese”.
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Ultimo aggiornamento del testo principale: martedì 07 settembre 2010 - 06:51:09
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