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Dubbi sulla trasformazione della Caserma "Camandone"
È di questi giorni la notizia della firma di un accordo tra il sindaco di Diano Castello, Antonello Campagna, e il direttore dell'Agenzia del Demanio per la trasformazione della storica Caserma "Camandone". I media hanno parlato di un "maxi centro benessere immerso in un’area verde adibita a parco con tanto di struttura ricettiva, zone benessere, piscine, massaggi e relax, yoga e anche un grande sala congressi". Molte domande sorgono spontanee, anche al di là delle considerazioni politiche.Chi sarebbero i proprietari, i gestori ed i beneficiari dei proventi derivanti da questo "Centro Benessere"? Quali garanzie occupazionali offrirebbe?
Per quanto riguarda le piscine, tutti conosciamo la situazione dell'approvvigionamento idrico del comprensorio dianese, e sappiamo bene che la zona di Diano Castello non è certo una località termale. Quanto saranno grandi le piscine? Con quale acqua le si riempirà? Come verranno riscaldate?
Un altra definizione che ci lascia perplessi è quella del "parco urbano". Quanto sarebbe esteso? Sarebbe fruibile al pubblico? In che orari e con che modalità? Disporrebbe di un'area con palco da destinarsi a concerti e spettacoli? Sarebbe accessibile ad utenti con ridotte capacità motorie (e non parliamo solo di persone in sedia a rotelle, ma anche dell'oltre 27% di abitanti del comprensorio che hanno più di 65 anni)?
Ci domandiamo anche perché nei 13 ettari della Camandone non si contempli la creazione di un ostello per la gioventù, la cui struttura sarebbe praticamente pronta, avrebbe bassi costi di gestione e in più incrementerebbe il turismo giovanile, sia italiano che straniero. E perché non venga individuato, nell'area, uno spazio per camper o un campeggio vero e proprio.
E vorremmo pure sapere quale sarà la "fruizione comune" delle ex palazzine ufficiali. Spazi per le associazioni e per il volontariato? Sale convegni? Ne dubitiamo: temiamo piuttosto che si tratterà degli ennesimi "uffici di promozione" nei quali sprecare denaro pubblico per cercare di convincere i turisti a frequentare il dianese in bassa stagione.
Riteniamo che la cessione della Caserma Camandone all'investimento speculativo privato sia un enorme errore, perché priverà per sempre (visto che i Comuni non avranno mai i soldi per riacquistarla) i cittadini del comprensorio dianese di un importantissimo patrimonio immobiliare ed ambientale. Nello stesso modo in cui i privati possono gestire quanto verrà realizzato ricavandone un profitto (altrimenti non investirebbero) non vediamo perché lo stesso non possa essere fatto da un ente pubblico, visto che i fondi destinati alle autonomie locali vengono sempre più tagliati dal governo.
Questa operazione ci richiama alla mente un proverbio popolare: "Chi ammazza la vacca per mangiare una bistecca non si lamenti se poi rimane senza latte": quando i fondi ottenuti dalla vendita della caserma saranno esauriti il Comune di Diano Castello si ritroverà con i soliti annosi problemi di bilancio, ma senza niente altro da vendersi.
La Camandone, a nostro avviso, potrebbe essere proficuamente utilizzata come campus e sede distaccata di qualche facoltà universitaria: la presenza di studenti, docenti e personale ausiliario nei mesi "scolastici", da settembre a giugno, permetterebbe all'economia di tutto il comprensorio di funzionare a pieno regime per tutto l'anno, come avveniva quando la caserma era in funzione. Non crediamo che un "centro benessere", strutturato come un villaggio turistico totalmente autonomo e indipendente dal territorio circostante, possa portare agli stessi benefici per il comprensorio dianese.
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