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Per saperne di più: recensioni e anteprime dei testi

mercoledì 30 marzo 2011

Vogliamo fare politica

by xxx - http:// Il termine politica è, forse, uno dei più maltrattati del dizionario: per alcuni è sinonimo di clientelismo, per altri di una noiosa attività burocratica riservata ai "palazzi", per molti una cosa della quale non vogliono neppure sentire parlare.
Ma cerchiamo di capire cosa vuol dire esattamente politica, partendo da molto lontano.
Un barbuto signore greco vissuto qualche anno fa, di nome Aristotele, scrisse che l'uomo è uno "zoon politikon"[1]: questo termine fu maldestramente tradotto come "animale politico" ma, in realtà, il suo significato era "essere vivente facente parte di una polis".
La parola "polis", a quell'epoca, designava la città non come tot metri cubi di calcestruzzo e tot metri quadri di asfalto, come intendono oggi palazzinari e immobiliaristi, ma vista piuttosto come gruppo sociale intrinseco alla natura stessa dell'uomo, di livello immediatamente superiore alla famiglia.
Essere "cittadini" ed essere "politici" era, allora, la stessa cosa, e comportava sia diritti che doveri, primo fra tutti quello di contribuire al bene della città. Molte amministrazioni di oggi, che hanno optato per l'abbandono del termine "politico" in favore di altre parole suggerite dagli esperti di marketing, forse non ne conoscono in pieno il significato originario.
Riteniamo, quindi, che sia fondamentale tornare a fare "politica", quella vera, che ha come scopo basilare il lavorare sodo per il bene della polis.
Abbiamo preferito usare polis, invece di "città", perché esprime meglio il concetto sociale: limitarsi isolatamente al bene della propria città (in senso geografico) senza curarsi delle ricadute, piccole o grandi, sulla parte di territorio circostante è una brutta forma di egoismo.
Il Comune di Diano Arentino, per esempio, potrebbe riversare a cielo aperto le proprie fogne in quello di Diano Castello, immediatamente più a valle: il territorio comunale di Arentino non ne avrebbe alcun danno ambientale, e risparmierebbe sugli oneri derivanti dall'uso del depuratore di Diano San Pietro; naturalmente i castellotti si troverebbero costretti a realizzare una condotta che porti i liquami fino al confine opposto; a Diano Marina il tutto verrebbe intubato e convogliato, salvo rotture, in mare, per essere trasportato dalle correnti a San Bartolomeo, a Imperia o su qualche altra spiaggia. Siamo certi che non sia questo il modo giusto di concepire la polis, ed è per questo che riteniamo essenziale la cooperazione e la coordinazione.
Dopo tutto, l'intero pianeta può essere immaginato come una unica polis, e ciò che succede da una parte, fosse anche in Giappone[2] o Costa d'Avorio[3], ha sempre ripercussioni da un'altra parte.
Nell'ottica vista prima la distinzione teorica tra società civile e politica proposta da Antonio Gramsci, la prima costituita da associazioni spontanee, razionali e non coercitive come la famiglia, il sistema scolastico e i sindacati, la seconda da istituzioni i cui membri sono legati in modo non spontaneo e la cui funzione è connessa con forme di dominio entro la società (esercito, polizia, magistratura, ecc.) andrebbe quindi ridefinita - nello stesso modo in cui un albero "alto", quando abbattuto, diventa un trave "lungo" - come distinzione tra politica e potere coercitivo.
Il termine "società civile", che viene spessissimo usato - a sproposito! - per indicare singoli individui armati solo di onestà e dilettantesca buona volontà che si aggregano per contrapporsi ai "cattivoni" che governano a Palazzo, può generare quindi equivoci e incomprensioni.
Ci domandiamo però come dovrà essere definita la "società civile" una volta che abbia rimpiazzato gli inquilini del Palazzo: se si vuole governare per la polis, e non per un ristretto gruppo di parenti/amici/picciotti, come certe volte accade, occorre essere politici, non dilettanti allo sbaraglio.
Un'altra contrapposizione che viene spesso alla luce è quella tra "società civile" e partiti.
Ma cosa sono i partiti, se non l'aggregazione di persone che condividono determinate idee?
Forse che nella "società civile" non si potrebbero identificare gruppi come "Partito del Palamito" e "Partito del Bolentino"?
Sappiamo quale ruolo abbiano avuto i media, negli ultimi vent'anni, nel manipolare l'opinione pubblica per convincerla che i partiti sono "associazioni a delinquere". Sappiamo anche, però, che il sistema clientelare non ha bisogno di schierarsi sotto una bandiera per funzionare: generalmente basta il nome del feudatario di turno a incutere timore, servile rispetto e attesa di favori personali in parte della popolazione, al di là dell'etichetta.
I partiti che rifiutano il sistema clientelare e i favoritismi personali, invece, sono la garanzia che i candidati abbiano le qualità necessarie per svolgere il loro compito e offrono, specie alle piccole Amministrazioni, la possibilità di contare su un serbatoio di competenze a livello nazionale che va ben al là di quello che può essere a disposizione di un gruppo di volonterosi e ben intenzionati cittadini.
Ci rendiamo conto di quale peso abbia, nell'immaginario collettivo, l'uso di determinate parole per suscitare sentimenti di indignazione o di consenso.
Ci pare perciò essenziale fare chiarezza sul modo di usare il nostro lessico[4], in modo che non possa essere elasticamente distorto di qua e di là per adattarlo ai risultati - e al numero di poltrone - che si vogliono ottenere.
Quindi:
Politica = lavorare insieme per il bene della polis
Società civile = l'insieme dei politici (vedi sopra) ben intenzionati che non si riconosce in un partito
Speriamo di avere contribuito a rendere le cose meno oscure.
La Segreteria del Circolo Dianese


Immagine di Jastrow - dalla Collezione Ludovisi

1 Con l'accento sulla ultima O

2 Ricadute radioattive della centrale di Fukushima rilevate in Scozia - in inglese

3 Il conflitto fa schizzare il prezzo del cacao

4 Abbiamo usato il termine "lessico" invece di "lingua" perché sarebbe stato un lampante esempio di come una frase può essere interpretata in più contesti.


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