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Paolo Ferrero
Quel che il futuro dirà di noi
Idee per uscire dal capitalismo in crisi e dalla seconda Repubblica
180 pagine
12,00 euro
ISBN: 978-88-89969-94-6

Alberto Burgio
Senza Democrazia
Per un'analisi della crisi
288 pagine
12,00 euro
ISBN: 978-88-89969-70-0

Pasquale Indulgenza
L'ora opportuna
Canti del cerchio ermetico
80 pagine
12,00 euro
ISBN: 978-88-7842-914-7

Marco Bernardini
Scritti (anche) politici
Raccolta di alcuni articoli pubblicati su questo sito
100 pagine
9,99 euro
Per saperne di più: recensioni e anteprime dei testi
Movimenti e sentimenti
La storia del genere umano è costellata di movimenti sociali, in una linea spesso macchiata di sangue che parte da Spartaco (e forse anche prima) ed arriva ai giorni nostri passando per i dolciniani, i carbonari, le suffragette e così via.Generalmente, secondo la sociologia e l'antropologia, i movimenti sociali non sono eterni: vengono creati, crescono, si burocratizzano e quindi declinano. Nella fase prima del declino possono fallire oppure avere successo, o ancora essere repressi, cooptati oppure assorbiti dalla "maggioranza silenziosa".
Quello che di solito contraddistingue i movimenti sociali è la focalizzazione su un obiettivo specifico, che può essere, oggi, la lotta al nucleare, l'opposizione alla guerra, la difesa dei diritti di categorie specifiche e così via: il panorama è estremamente variegato.
Accade spesso, però, che taluni movimenti perdano di vista, o semplicemente non vogliano vedere, ciò che sta alle spalle del soggetto della loro lotta. Le centrali nucleari non si costruiscono perché qualcuno ha un feticismo per gli atomi di uranio, ma perché le compagnie elettriche vogliono un maggior profitto con minori spese. Le balene non si pescano perché è uno sport divertente, ma perché producono un enorme guadagno. Le minoranze e le opposizioni non si reprimono e censurano perché qualcuno è sceso dal letto con il piede sbagliato, ma per rendere la società più docile e più disposta a seguire i consigli per gli acquisti.
Cosa appare, quindi, da questo quadro? Semplice: questi movimenti "monotematici" sono ognuno una singola sfaccettatura di una lotta più ampia che può essere condotta solo con un'organizzazione che raccolga tutti gli sforzi che si fanno per opporsi alla sete di profitto immediato del neoliberismo dominante. E questa organizzazione non può essere altro che un partito politico.
Purtroppo, però, molti movimenti tendono a fregiarsi dell'insipido termine di "apolitici", come se la lotta che conducono non fosse un fatto politico[1], cioé di interesse collettivo, ma semplicemente una via di mezzo tra una maniera di riempire noiosi pomeriggi e una crociata donchisciottesca. Apolitico, in questo senso, non è altro che un sinonimo di qualunquista.
Vi sono individui, in questi movimenti, che con talebanesco ardore intraprendono jihad per scopi magari anche lodevoli, ma che con altrettanto talebanesca avversione rifiutano l'idea di essere accostati da partiti politici[2]. A costoro noi chiediamo: a cosa serve vincere la vostra battaglia isolata, se si rischia di perdere una guerra? Perché gioire, per esempio, se il territorio di nidificazione della Prunella modularis viene salvato dalla cementificazione, mentre si trascura lo scempio del resto del territorio nazionale? Non sarebbe forse meglio integrare la vostra battaglia con cento altre battaglie analoghe, delle quali magari non sapete nulla perché avete dedicato troppo del vostro tempo alla Prunella modularis?
La lotta anticapitalista non è solo un termine "politico", ma è un modo per sventare la cementificazione, evitare la costruzione di centrali nucleari, promuovere le energie rinnovabili, tutelare gli interessi delle classi più svantaggiate e proteggere la Prunella modularis tutto in un colpo. Cosa si può volere, di più?
Lo Statuto del nostro partito[3] prevede esplicitamente, all'art.5, che "[Le/gli iscritte/i al Partito della Rifondazione Comunista–Sinistra Europea] Sono inoltre tenute/i ad appoggiare gli organismi e le associazioni della sinistra alternativa, i movimenti critici e anticapitalistici, a contribuire allo sviluppo delle organizzazioni sindacali di classe, delle associazioni democratiche e dei movimenti di massa."; a proposito di tali associazioni e movimenti le premesse allo Statuto indicano chiaramente che il Partito "È consapevole dell'autonomia e della politicità degli organismi e delle associazioni della sinistra alternativa e dei movimenti anticapitalistici: con i quali quindi collabora e si confronta alla pari, ed ai quali partecipano i propri militanti in modalità democratica e non settaria.
Il Partito della Rifondazione Comunista–Sinistra Europea agisce per la reciproca solidarietà e la collaborazione tra le forze politiche e i movimenti anticapitalistici di tutto il mondo e coopera alle iniziative che tendono a raccoglierli e a costituirli in schieramento contro la globalizzazione capitalistica."
Il nostro appoggio ai movimenti, a tutti i movimenti, purché critici e anticapitalistici, è quindi scritto nel nostro DNA politico: dove c'è una battaglia da fare, là ci siamo. Anche se qualcuno, magari, non ci vuole notare.
Comitato Direttivo del Circolo Dianese
1 Don Milani disse "Risolvere i problemi da soli è egoismo, risolvere i problemi insieme è politica"
2 Di solito questo accade, stranamente, con il nostro partito
3 Disponibile online all'indirizzo http://home.rifondazione.it/xisttest/content/view/25/432/ e http://home.rifondazione.it/xisttest/images/bibi/statuto2008.pdf in formato PDF.
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Ultimo aggiornamento del testo principale: venerdì 03 settembre 2010 - 18:32:35
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